IL GABBIANO – Anton Cechov

 *
 
[…]Oh voi, venerabili ombre del passato che vi aggirate nottetempo su questo lago, fateci addormentare e vedere in sogno quel che sarà tra duecentomila anni
 
SORIN: tra duecentomila anni non ci sarà più niente.
ARKADINA: E sia. Noi dormiamo.
 
Si alza il sipario; si apre la veduta sul lago; la luna è alta sull’orizzonte e si riflette nell’acqua; su un grosso masso sta seduta Nina Zarečnaja, tutta vestita in bianco
 
NINA     Gli uomini, i leoni, le aquile e le pernici, i cervi con le corna, le oche, i ragni, i silenziosi pesci abitatori delle acque, le stelle marine e quelle invisibili a occhio nudo, in una parola tutte le vite, tutte le vite, tutte le vite, compiuto il triste giro si spensero… Da mille secoli ormai la terra non porta su di sé nemmeno una creatura, e questa povera luna invano accende il proprio lume. Sul prato non si svegliano più con un grido le gru, non si sentono più i maggiolini nei boschetti di tigli. Fa freddo, freddo, freddo. C’è vuoto, vuoto, vuoto. Paura, paura, paura.
 
Pausa
 
I corpi delle creature viventi sono svaniti nella polvere e la materia secolare li ha trasformati in pietre, in acqua, in nubi e le loro anime si sono fuse in un’anima sola. La comune anima universale sono io… io. In me ci sono le anime di Alessandro il Grande e di Cesare, di Shakespeare e di Napoleone, e dell’ultima sanguisuga. In me si sono fuse le conoscenze degli uomini con gli istinti degli animali; e io ricordo tutto, tutto, tutto e rivivo in me da capo ogni singola vita.
 
Appaiono fuochi fatui.
 
ARKADINA (sottovoce): Ma è decandetismo.
TREPLEV (con tono di supplica e di rimprovero) Mamma!
 
NINA    Sono sola. Una volta ogni cento anni apro la bocca per parlare, e la mia voce risuona mestamente in questo vuoto e nessuno la sente…Anche voi, poveri fuochi, non mi ascoltate…Sul far del mattino vi genera la putrida palude, e vagabondate fino all’alba, ma senza pensieri, senza volontà, senza il fremito della vita. Temendo che in voi si rigeneri la vita, il padre della materia eterna, il diavolo ogni istante compie in voi e nelle pietre e nell’acqua, uno scambio di atomi, e voi vi trasformate in continuazione. Il solo spirito resta constante e immutabile nell’universo.
 
Pausa

 
Come un prigioniero gettato in un vuoto pozzo profondo, io non so dove mi trovo e che cosa mi aspetta. Soltanto mi è noto che nell’ostinata, crudele lotta con il diavolo, principio delle forze materiali, sarò vincitrice, e dopo la mia vittoria materia e spirito si fonderanno in una meravigliosa armonia e inizierà il regno della volontà universale. Ma questo avverrà soltanto quando, a poco a poco, dopo una lunga, lunga serie di millenni, anche la luna e la splendente Sirio e la terra si muteranno in polvere… Fino ad allora terrore, terrore…
 
Pausa, sullo sfondo del lago appaiono due punti rossi.
 
Ecco che si avvicina il mio possente avversario, il diavolo. Vedo i suoi terribili occhi purpurei […]
 
 *
 
* immagini da Teatro Stabile delle Marche – LeArt  GABBIANO – IL VOLO da Anton Cechov  regia Leo Muscato
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