AFTERHOURS – 13 giugno 2009 – Cremona

E’ quello che sai che ti uccide … o è quello che non sai ?
 
 
 
 
Guarire un po’
Sognare un po’
Amare un po’
Fallire un po’
Far male un po’
Mentirsi e poi
Tornare a sfamarsi un po’…
 
 
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NON CEDO IL MIO POSTO!!!!

  NON CEDO IL MIO POSTO
campagna a favore del cinema del carbone
 
Come qualcuno di voi avrà letto sui giornali, c’è molta incertezza sulle sorti del Teatreno. Le notizie non sono molte. Quel che è certo è che il Dopolavoro Ferroviario ha deciso di vendere lo spazio di Piazza don Leoni. Quello che ancora non si sa è a chi andrà in mano e a quale scopo verrà utilizzato. La possibilità che – al posto del teatro-cinema come voi lo conoscete – sorgano appartamenti, banche o uffici, esiste.
La trattativa è in corso. Il Comune di Mantova, su azione del Sindaco, si sta impegnando a mantenere l’attuale destinazione d’uso dello spazio e a far sì che al Teatreno venga gestito da chi oggi ci lavora (il Teatro all’Improvviso e il Cinema del Carbone). Ma non è ancora un risultato acquisito.
Noi crediamo che valga la pena continuare ad andare al Teatreno per vedere un film o uno spettacolo, per assistere a una rassegna di teatro ragazzi o a una di cinema. Noi soprattutto non abbiamo alcuna intenzione di smettere di fare cinema qui in piazza don Leoni, e pensando anche alle tante associazioni con cui abbiamo lavorato e stiamo lavorando, agli ospiti che partecipano ai nostri eventi, a tutti voi che ci seguite con attenzione, siamo assolutamente determinati a non cedere il posto.
Se anche voi volete evitare che il cinema sgomberi, vi chiediamo di partecipare a NON CEDO IL MIO POSTO, una campagna a favore del cinema del carbone che partirà durante la festa di compleanno di domani.
Potete anche inviare una vostra testimonianza (audio-video-scritta) all’indirizzo noncedoilmioposto@ilcinemadelcarbone.it . Noi raccoglieremo tutti i materiali e faremo sentire le vostre voci.
Vi aspettiamo numerosi!

Una mostra emozionante

Genova, Sottoporticato del Palazzo Ducale
(31 dicembre 2008 – 3 maggio 2009)
 
<<Cioran, uomo di grande lucidità, diceva che la vita, più che una corsa verso la morte, è una disperata fuga dalla nascita.
Quando veniamo al mondo affrontiamo una sofferenza e un disagio che ci portiamo avanti tutta la vita, quelli di un passaggio traumatico da una situazione conosciuta all’ignoto. Questo è il primo grande disagio.
Il secondo, non meno traumatico, è quando ci rendiamo conto che dovremo morire. Per me questa spaventosa consapevolezza è arrivata verso i quattro anni. L’uomo diventa grande, diventa spirituale o altro, quando riesce a superare questi disagi senza ignorarli. Ora, se a essi si aggiunge anche l’esercizio della solitudine, ecco che allora forse, a differenza di altri che vivono protetti dal branco, alla fine della tua vita riesci a "consegnare alla morte una goccia di splendore",come recita quel grande poeta colombiano che è Alvaro Mutis. Se ti opponi, se ti rifiuti di attraversare e superare questi disagi, per sopravvivere ti organizzi affinché siano altri a occuparsene e deleghi. Questa rinuncia ti toglie dignità, ti toglie la vita.
Credo che l’uomo, per salvarsi, debba sperimentare l’angoscia dell solitudine e dell’emarginazione. La solitudine, come scelta o come costrizione, è un aiuto: ti obbliga a crescere. Questa è la salvezza.>>
 

Eluana

In memoria di Eluana Englaro (Lecco, 25 novembre 1970 – Udine, 9 febbraio 2009)
<<Dalla vicenda di Eluana Englaro, insieme a tanti altri pensieri gravi, emerge un paradosso che vi sottopongo così come l’ho percepito: il terrore della morte traspare da atti e parole di alcuni credenti assai più che da atti e parole di spiriti laici come il signor Englaro. Per definire "vita" lo stato di conclamata inesistenza in cui è sprofondata Eluana, bisogna infatti avere della morte un terrore talmente ottenebrante da farle considerare preferibile qualunque condizione, anche la più umiliante, la meno libera e dignitosa. Poiché la morte, per un credente, dovrebbe essere solo un transito verso altre e meno effimere destinazioni, stupisce che la si neghi con tanta virulenza quanta ne basta per volere condannare Eluana alla sua non vita.
Viceversa, sono i non credenti che dovrebbero avere, della morte, una visione esiziale e irrimediabile, e odiarla al punto da affezionarsi a ogni possibile simulacro della vita, anche al meno credibile, anche al meno "vivo". Ma ciò non accade. E l’accettazione della morte, che è il più difficile dei pensieri, si manifesta meglio, in questa vicenda, nel campo cosiddetto laico, nella pietosa e interminabile veglia di un padre che parla a nome di una sola persona (sua figlia) e non ha al fianco le moltitudini che confidano, beate loro, nell’aldilà.>> Michele Serra L’amaca di giovedì 5 febbraio 2009, tratta da “la Repubblica”.

Una musica in testa…

Oggi non riesco a togliermi qs canzone dalla testa…per cui, ascoltiamocela assieme ^______^
 
 
Brian Eno – By This River 1977
 
Here we are 
Stuck by this river, 
You and I 
Underneath a sky that’s ever falling down, down, down 
Ever falling down. 
Through the day 
As if on an ocean 
Waiting here, 
Always failing to remember why we came, came, came: 
I wonder why we came. 
You talk to me 
as if from a distance 
And I reply 
With impressions chosen from another time, time, time, 
From another time. 

IL GABBIANO – Anton Cechov

 *
 
[…]Oh voi, venerabili ombre del passato che vi aggirate nottetempo su questo lago, fateci addormentare e vedere in sogno quel che sarà tra duecentomila anni
 
SORIN: tra duecentomila anni non ci sarà più niente.
ARKADINA: E sia. Noi dormiamo.
 
Si alza il sipario; si apre la veduta sul lago; la luna è alta sull’orizzonte e si riflette nell’acqua; su un grosso masso sta seduta Nina Zarečnaja, tutta vestita in bianco
 
NINA     Gli uomini, i leoni, le aquile e le pernici, i cervi con le corna, le oche, i ragni, i silenziosi pesci abitatori delle acque, le stelle marine e quelle invisibili a occhio nudo, in una parola tutte le vite, tutte le vite, tutte le vite, compiuto il triste giro si spensero… Da mille secoli ormai la terra non porta su di sé nemmeno una creatura, e questa povera luna invano accende il proprio lume. Sul prato non si svegliano più con un grido le gru, non si sentono più i maggiolini nei boschetti di tigli. Fa freddo, freddo, freddo. C’è vuoto, vuoto, vuoto. Paura, paura, paura.
 
Pausa
 
I corpi delle creature viventi sono svaniti nella polvere e la materia secolare li ha trasformati in pietre, in acqua, in nubi e le loro anime si sono fuse in un’anima sola. La comune anima universale sono io… io. In me ci sono le anime di Alessandro il Grande e di Cesare, di Shakespeare e di Napoleone, e dell’ultima sanguisuga. In me si sono fuse le conoscenze degli uomini con gli istinti degli animali; e io ricordo tutto, tutto, tutto e rivivo in me da capo ogni singola vita.
 
Appaiono fuochi fatui.
 
ARKADINA (sottovoce): Ma è decandetismo.
TREPLEV (con tono di supplica e di rimprovero) Mamma!
 
NINA    Sono sola. Una volta ogni cento anni apro la bocca per parlare, e la mia voce risuona mestamente in questo vuoto e nessuno la sente…Anche voi, poveri fuochi, non mi ascoltate…Sul far del mattino vi genera la putrida palude, e vagabondate fino all’alba, ma senza pensieri, senza volontà, senza il fremito della vita. Temendo che in voi si rigeneri la vita, il padre della materia eterna, il diavolo ogni istante compie in voi e nelle pietre e nell’acqua, uno scambio di atomi, e voi vi trasformate in continuazione. Il solo spirito resta constante e immutabile nell’universo.
 
Pausa

 
Come un prigioniero gettato in un vuoto pozzo profondo, io non so dove mi trovo e che cosa mi aspetta. Soltanto mi è noto che nell’ostinata, crudele lotta con il diavolo, principio delle forze materiali, sarò vincitrice, e dopo la mia vittoria materia e spirito si fonderanno in una meravigliosa armonia e inizierà il regno della volontà universale. Ma questo avverrà soltanto quando, a poco a poco, dopo una lunga, lunga serie di millenni, anche la luna e la splendente Sirio e la terra si muteranno in polvere… Fino ad allora terrore, terrore…
 
Pausa, sullo sfondo del lago appaiono due punti rossi.
 
Ecco che si avvicina il mio possente avversario, il diavolo. Vedo i suoi terribili occhi purpurei […]
 
 *
 
* immagini da Teatro Stabile delle Marche – LeArt  GABBIANO – IL VOLO da Anton Cechov  regia Leo Muscato

PEPPINO IMPASTATO

 Giuseppe Impastato, detto Peppino, nacque a Cinisi, in provincia di Palermo, il 5 gennaio 1948, da una famiglia mafiosa (il padre Luigi era stato inviato al confino durante il periodo fascista, lo zio e altri parenti erano mafiosi e il cognato del padre era il capomafia Cesare Manzella, ucciso nel 1963 in un agguato nella sua Giulietta imbottita di tritolo).
Ancora ragazzo rompe con il padre, che lo caccia di casa, ed avvia un’attività politico-culturale antimafiosa. Nel 1965 fonda il giornalino L’idea socialista e aderisce al PSIUP. Dal 1968 in poi, partecipa, con ruolo dirigente, alle attività dei gruppi di Nuova Sinistra. Conduce le lotte dei contadini espropriati per la costruzione della terza pista dell’aeroporto di Palermo, in territorio di Cinisi, degli edili e dei disoccupati.
Nel 1975 costituisce il gruppo Musica e cultura, che svolge attività culturali (cineforum, musica, teatro, dibattiti, ecc.); nel 1976 fonda Radio Aut, radio libera autofinanziata, con cui denuncia i delitti e gli affari dei mafiosi di Cinisi e Terrasini, in primo luogo del capomafia Gaetano Badalamenti, che avevano un ruolo di primo piano nei traffici internazionali di droga, attraverso il controllo dell’aeroporto. Il programma più seguito era Onda pazza, trasmissione satirica con cui sbeffeggiavano mafiosi e politici.
Nel 1978 si candida nella lista di Democrazia Proletaria alle elezioni comunali. Viene assassinato nella notte tra l’8 e il 9 maggio del 1978, nel corso della campagna elettorale, con una carica di tritolo posta sotto il corpo adagiato sui binari della ferrovia. Pochi giorni dopo, gli elettori di Cinisi votano il suo nome, riuscendo ad eleggerlo, simbolicamente, al Consiglio comunale
.
Stampa, forze dell’ordine e magistratura parlano di atto terroristico in cui l’attentatore sarebbe rimasto vittima e di suicidio, dopo la scoperta di una lettera scritta in realtà molti mesi prima. L’uccisione o, come si fece credere, l’incidente non destò il clamore dovuto, forse anche per il fatto che lo stesso giorno veniva ritrovato, in via Caetani a Roma, il corpo del presidente della DC Aldo Moro.
 
 

Qualcuno con cui correre

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Soundtrack

Mishehu Larutz Ito"
Scritta e Cantata da Daniel Salomon

"Yemey Reshit Ha-Ka’itz"
Scritta da Ya’ackov Rotblit & Shmulik Kraus
Cantata da Bar Belfer

"Here Comes The Sun"
Scritta da George Harrison
Cantata da Bar Belfer

"Sheleg Tzach"
Scritta da Shlomi Braha
Cantata da Bar Belfer

"Be My Baby"
Scritta e Cantata da Ran Shem-Tov

"Transit"
(Instrumental)
Scritta da Ran Shem-Tov

"Yomuledet"
Scritta da Berry Sakharof
Cantata da Bar Belfer

"Ben Ha-Melech"
Scritta da Rami Davidoff
Cantata da Bar Belfer

"Take Away"
(Instrumental)
Scritta da Ran Shem-Tov

"I’m On The Run"
Scritta e Cantata da Ran Shem-Tov

"Shuv"
Scritta da Dafna Ever-Hadani & Shmulik Kraus
Cantata da Bar Belfer

"Ha-Ish SheRa’a Ha-Kol"
Scritta da Eli Lu-Lai, Danny Recht & Baruch Ben-Itzhak
Cantata da Bar Belfer

"Shir Lelo Shem"
Scritta da Shalom Hanoch
Cantata da Bar Belfer

"Sheli"
(Instrumental)
Scritta da Ran Shem-Tov

"Ha-Bricha"
(Instrumental)
Scritta da Ofer Meiri

"Yakirati"
Scritta da Asaf Amdurski
Cantata da Bar Belfer

"House of the Rising Sun"
(Folk)
Cantata da Bar Belfer

"Arutz Elecha"
Scritta e Cantata da Berry Sakharof & Sharon Roter

"Onot"
(Instrumental)
Scritta da Aviv Geffen
Arranged by Avi Cohen

"Wild Horses"
Scritta da Mick Jagger & Keith Richards
Arranged by Ran Shem-Tov
Cantata da Bar Belfer & Yuval Mendelson

"Ha-Tikva"
(Folk)
Scritta da Naftali Herz Imber
Cantata da Bar Belfer

 

 

 

Ansia…inutile

 
Ansia..ansia..ansia…che succederà nel mio prossimo futuro?
Que Sera Sera

Doris Day

When I was just a little girl,
I asked my mother, What will I be?
Will I be pretty? Will I be rich?
Here’s what she said to me:
Que Sera Sera,
What ever will be, will be;
The future’s not ours to see
Que Sera Sera,
What will be, will be

When I grew up and fell in love,
I asked my sweetheart, what lies ahead?
Will we have rainbows day after day?
Here’s what my sweetheart said:

Que Sera Sera,
What ever will be, will be;
The future’s not ours to see
Que Sera Sera,
What will be, will be

Now I have children of my own
They ask their mother what will I be
Will I be handsome? Will I be rich?
I tell them tenderly

Que Sera Sera,
What ever will be, will be;
The future’s not ours to see
Que Sera Sera,
What will be, will be

Saviano mantovano

17 Ottobre 2008:

"Mantova dia la cittadinanza onoraria a Roberto Saviano"
Ecco il testo dell’appello che un gruppo di cittadini mantovani ha rivolto al sindaco di Mantova affinché conceda la cittadinaza onoraria a Roberto Saviano, l’autore di Gomorra. I firmatari chiedono agli altri sindaci di sostenere l’appello. La Gazzetta online invita i lettori e la società civile a sottoscrivere la proposta.

Alcuni di noi, perché presenti, si sono commossi quando, da solo, sul palco del nostro Teatro Sociale lo scrittore Roberto Saviano ci ha raccontato a quanto ha dovuto rinunciare. La sua giovane età ci ha fatto sentire fratelli maggiori o genitori, per quanto putativi, feriti dalla sua solitudine. Tutti siamo profondamente coinvolti dal dramma che in questi giorni ha proclamato: cittadino senza patria in casa sua. Quindi le chiediamo, signor Sindaco, di dare la cittadinanza onoraria di Mantova allo scrittore Roberto Saviano perchè si senta ancora cittadino fra i cittadini. E solleciti altri sindaci a fare altrettanto, anche in nome di quel bisogno di sicurezza che tutti percepiamo come bene comune. Noi sollecitiamo a farsi sentire chi condivide i nostri sentimenti e questa proposta.
Alessandro Della Casa; Sandra De Santis; Danila Dessy; Giorgio Parise; Paolo Portioli; Alberto Rigamonti

10 Novembre 2008:

il consiglio comunale di Mantova conferirà all’autore di Gomorra, Roberto Saviano, minacciato dai boss della camorra e costretto a vivere sotto scorta, la cittadinanza onoraria. L’atto ha un alto valore morale perché testimonia della vicinanza di Mantova allo scrittore (che ha appena compiuto 29 anni).
Prima della seduta consiliare, dalle 15 alle 23, sotto la loggia di Giulio Romano in via Pescheria, personalità delle istituzioni e della società civile si alterneranno nella lettura pubblica di Gomorra.
«Un atto doveroso» aveva definito il conferimento della cittadinanza il sindaco Fiorenza Brioni. L’empatia tra lo scrittore casertano e i mantovani nacque al Festivaletteratura in settembre quando, dal palco del Sociale e davanti agli avvocati del clan dei Casalesi seduti in prima fila, Saviano mise al corrente l’opinione pubblica della sua vita sotto scorta, lontana dagli affetti più cari, per le continue minacce di morte ricevute. Un mese dopo, altre minacce dei clan spinsero sindaci ed esponenti politici di vari schieramenti a proporre il conferimento della cittadinanza onoraria dei loro Comuni allo scrittore.

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